Venerdì Santo

Il Mattutino, tra fede e devozione.

Alle sei del mattino, i componenti della Confraternita del Santissimo Sacramento, sistemano il cataletto per la solenne processione verso il Calvario, alla quale partecipano tutte le Confraternite della Città, il Clero locale, nonché i rappresentanti delle cariche Istituzionali in Alta Uniforme.

Intorno alle sei e trenta, giunge presso la Chiesa Madre la banda musicale che accompagnerà il cataletto del Cristo Morto che si muove in processione verso il Calvario; durante il percorso, intorno alle ore sette, nella vicina Piazza San Giuseppe, accompagnato da un rispettoso e avvolgente silenzio, c’è uno degli eventi più belli ed emozionanti della Settimana Santa Sancataldese: “U’ncuntru”, cioè l’incontro, della Madonna Addolorata e San Giuvannuzzu con il Cristo Morto.

Dalla Chiesa di San Giuseppe muovono i simulacri dell’Addolorata e di San Giovanni, che arrivano fino a metà della piazza, mentre il Cristo procede lentamente con passo cadenzato dalla classica “Annacata”; le Vare sono completamente immerse nel plateale silenzio, nonostante la piazza sia gremita di gente. San Giovanni e l’Addolorata, si avvicinano al Cataletto con il Cristo e si inchinano, mentre la banda suona lo struggente “Chiantu di Marì”.

 

      

Successivamente, la processione continua verso il Calvario, dove è stata adornata una cappella, per accogliere l’Addolorata e il cataletto del Cristo morto. Durante tutto il giorno, la piccola cappella, sarà meta di pellegrinaggio dei fedeli ed anche di devoti a pedi scanzi, cioè a piedi scalzi.

La mattina del Venerdì Santo sancataldese, si arricchisce di un ulteriore momento di raccoglimento di pellegrini e fedeli, alle ore undici, lungo il corso principale della città, con la cosiddetta Processione dei Misteri, ossia la processione dei gruppi statuari raffiguranti i vari momenti della Passione di Cristo durante la Via Crucis.

Questi gruppi statuari, detti Vare, nella tradizione popolare, rappresentano la continuazione del Processo a Gesù, del Mercoledì Santo.

Le Vare sin dagli anni settanta sono custodite dall’Associazione Culturale”Giuseppe Amico Medico”.
La processione parte da Piazza Papa Giovanni XXIII, antistante il Palazzo di Città, dove centinaia di incappucciati, aprono il corteo. In mano tengono cuscini con gli strumenti della Passione.

Nella parte centrale del Corso Vittorio Emanuele, nei pressi della Chiesa Santa Maria del Rosario, si concretizza un altro dei momenti più emozionanti della Settimana Santa sancataldese: la Vara del Nazareno caricato della croce, si trova alla fine del corteo ed è l’unica vara ad essere portata a spalla, mentre le altre, che nella processione l’anticipano, sono poste su appositi carri e trascinate.
Quando il Nazareno arriva a quasi la metà del corso Vittorio Emanuele, all’incrocio con Via Saetta da sotto un arco, detto l’arcu du Rusariu, ossia l’arco del Rosario per la vicina omonima chiesa, escono fuori San Giovanni e l’Addolorata. Accompagnato anch’esso dalle note dal tradizionale e struggente Pianto di Maria è rappresentato un altro incontro.

Il corteo prosegue verso il Monte Calvario, dove i componenti della Confraternita del Santissimo Sacramento, intorno alle ore tredici, avvolgeranno in un lenzuolo il Corpo del Cristo sul cataletto e lo porteranno sulla sommità del Calvario, per issarlo sulla croce (intronizzazione). E’ tradizione che l’Arciprete della Città, concluda con una preghiera.

     

Intorno alle diciannove, prima dell’inizio della tradizionale “A’ Scinnenza”, cioè la discesa dalla Croce del Cristo, accompagnata in processione dai fedeli, arriva al Calvario la Sacra Urna in vetro, dove sarà riposto il Cristo, quando sarà schiodato e sceso dalla Croce.
Questa fastosa urna, tutta illuminata e decorata in colore oro, è risalente al 1890.

Ha quindi inizio la sacra rappresentazione de “La salita al Calvario”, che dal 1965 precede quella de “A’ Scinnenza”.

Il testo de “A’ Scinnenza” è dell’avvocato sancataldese Francesco Medico, e rievoca la crocifissione, morte e discesa dalla croce di Gesù Cristo, e si rappresenta sin dal 1860.

A’ Scinnenza è da considerasi, certamente, uno dei momenti più antichi della tradizione sancataldese. Tradizione così sentita, che la Città ha provveduto a costruire una piazza ed una struttura solo per questa occasione, ossia l’attuale Calvario, oggi arricchito da un esclusivo e monumentale complesso artistico di maioliche, rappresentanti la via Lucis e la via Crucis di Gesù; opere di artisti italiani e provenienti dalle Città italiane più famose per la lavorazione della ceramica.

Grazie all’interesse dell’onorevole Avvocato Giuseppe Alessi, allora era sindaco della Città, nella Pasqua 1964, venne realizzato l’attuale Calvario, che comprende una cappella centrale, sormontata da una piattaforma in cemento, sulla quale si erge una croce a cui fanno da contrafforte due braccia laterali costituite da archi, sette cappellette per ciascun braccio, un tempo destinate ad accogliere le vare della settimana santa.

Grazie anche al grande ed incommensurabile aiuto del concittadino sancataldese Bernardino Giuliana, che ne fu regista dal 1961, e dai costumi forniti dall’appassionatissimo Giuseppe Pilato, ancora oggi A’ Scinnenza è un veritiero motivo di richiamo e meta di tutti i turisti appassionati alla manifestazione.

Terminato il dramma della sacra rappresentazione della crocifissione e morte di Gesù Cristo, i personaggi di Maria, San Giovanni e la Pietà di Giuseppe D’Arimatea, accompagnano la solenne processione fino a consegnare il Santo Corpo ai componenti della Confraternita, i quali lo deporranno dentro la Sacra Urna. E’ proprio in questo frangente che avviene il passaggio tra il profano, rappresentato dagli attori, e il sacro, rappresentato dalla Confraternita.

Un corteo raccolto e silenzioso, con la partecipazione delle autorità civili e religiose della Città, accompagna l’Urna nel suo ritorno alla Chiesa Madre e, per concludere, i due simulacri dell’addolorata e San Giovanni, che l’hanno scortata ai lati, rientrano nella vicina Chiesa di San Giuseppe.

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