Giovedì Santo

Processione dell’Addolorata e San Giovanni.

Il Giovedì Santo, la Città si muove in processione con i simulacri della Madonna Addolorata e di San Giovanni, i quali appresa la notizia della cattura di Gesù vanno alla sua ricerca, percorrendo le vie del centro storico e le chiese adornate con i caratteristici Sepolcri ed è il momento chiave in cui tradizione e Pietà Popolare si fondono.

La processione ha inizio le ore ventuno, al caratteristico grido dei portatori dei simulacri: “E gridamu tutti…!”, al quale la folla risponde in coro: “…evviva San Giuvannuzzu!”.

Lungo le vie del centro storico e ad ogni passaggio dei simulacri davanti alle chiese, vengono chiuse le porte, per significare che Gesù non è lì.

La ricerca della Madonna Addulurata e San Giuvannuzzu si concluderà dinanzi la storica Chiesa di U’Ratò in cui e posto il Simulacro del Cristo morto, già esposto la settimana precedente, sul cataletto al centro della chiesa.

Il momento culminate, atteso con sentito e devoto silenzio, viene sottolineato dalle note del “Pianto di Maria”, intonata dalla banda musicale, che sottolinea tutti gli incontri tra Maria e suo Figlio, Gesù: simultaneamente, infatti, avvengono la chiusura della porta della chiesa, l’inchino dei simulacri di Maria Addulurata e San Giuvannuzzu e l’attacco della musica bandistica, suscitando forte commozione e pathos.

I simulacri di Maria e San Giovanni tornano, dunque, alla chiesa di San Giuseppe, da dove erano partiti in processione, mentre nella chiesa di U’Rato inizia la veglia di preghiera al Cristo morto, che durerà tutta la notte e durante la quale vengono intonati dei canti in dialetto sulla morte di Cristo, chiamati Ladati, cioè le lodi.

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